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Probabilmente il più spietato serial killer della Russia di questo secolo. Chikatilo nasce il 16 Ottobre del 1936, nell'Ukraina. Da piccolo, ad Andrei Chikatilo e a sua sorella fu ripetutamente raccontato come il loro fratello, Stepan, fu sequestrato e in seguito mangiato, durante la grande fame dell’Ukraina del 1930. Infatti i certificati di nascita e di morte di Stepan Chikatilo sono inesistenti, non ci sono prove che fu mai esistito. La madre di Chikatilo fu però così convincente nel raccontare questa storia, quasi in un delirio isterico, che i suoi figli furono convinti che lei dicesse il vero. Se già la sorte di suo fratello non fosse stata una tragedia terribile da sopportare, Andrei crebbe anche miope, mezzo cieco già dalla giovinezza, e soffrì una disfunzione sessuale dall’inizio dell’adolescenza che lo rese impotente. Anche se si sposò nel 1960, e diventò padre di due bambini, Chikatilo persisteva nel credere che fu accecato e castrato apposta dalla nascita, una condizione che più tardi gli provocò delle fantasie di violenta vendetta. Laureato e membro del partito comunista, fino dai suoi primi giorni di servizio militare, andò a insegnare a una scuola maschile di minatori a Rostov nel Don. Dall’inizio del suo lavoro, fu deriso dai ragazzi che lo chiamavano Oca, per via del suo collo lungo e della sua posa sempre scomposta. Più tardi, dopo che cominciò a molestare gli studenti, lo chiamarono "finocchio", assalendolo alcune volte quando entrava nei dormitori per spegnere le luci. Malgrado la sua statura e la sua età, Chikatilo si impaurì dei ragazzi e cominciò a portarsi dietro un coltello. Andrei Chikatilo sviluppò le sue deviazioni in ritardo rispetto alla norma dell’ assassinio seriale. La maggior parte dei serial killer infatti, cominciano a fare delle vittime verso i venti anni, ma Chikatilo uccise per la prima volta quando aveva già quarantadue anni. La sua prima vittima fu una bambina di nove anni dal nome di Lenochka Zakotnova, la portò in una casa vuota a Shakhty, dove, dopo avere tentato invano di violentarla, l’ammazzò dandole tre coltellate e buttando il suo corpo nel fiume Grushovka. La bambina fu poi trovata sotto un ponte impigliata ad un ramo nella vigilia di Natale. La polizia sospettò di un violentatore locale, Alexander Kravchenko, che all’inizio rifiutò di ammettere di aver ucciso la ragazzina, ma nel a febbraio del 1979, dopo che sua moglie fu persuasa a testimoniare contro di lui, confessò di aver ucciso la bimba. Inizialmente fu condannato alla di morte, ma più tardi la sentenza fu tramutata in quindici anni di prigione. In seguito, dopo varie proteste da parte della famiglia Zakotnova, venne riaperto il processo a carico del Kravchenko, che ripristinò la prima condanna. La pena di morte fu eseguita nel marzo del 1982. Kravenchko fu fucilato nel luglio del 1983, chiudendo il caso della prima vittima di Andrei Chikatilo. Trascorsero tre anni prima che Chikatilo colpisse ancora. Nel frattempo, Andrei fu licenziato per aver molestato degli studenti, ma la sua funzione di socio nel partito l'aiutò, in quanto gli venne offerto un altro lavoro in una fabbrica a Shakhty. In quel periodo, era sempre in viaggio sia in auto, che in treno, e questo lo aiutò molto nel cercare e uccidere le sue vittime. Chikatilo aveva bisogno di tempo per formarsi e gradualmente passare da i rare, sporadiche uccisioni, a gli omicidi sempre più frenetici e folli degli anni a venire. La sua seconda vittima fu una 17enne di nome Larisa Tkachenko. La ragazza quel giorno marinò la scuola, Chikatilo la convinse ad andare con lui nei boschi a fare l’amore. Lei fece il grave errore di ridere della sua impotenza nell’atto sessuale, così Chikatilo la strangolò, mordendole dopo la morte, la gola, le braccia e i seni, ingoiando uno dei suoi capezzoli, dopodiché spinse un bastone nella vagina. Non ci furono, anche in quel caso, nessuna evidenza e nessun sospetto nei suoi confronti. Chikatilo fece la sua terza vittima, il 12 giugno del 1982. Lyuba Biryuk di dodici anni, la bambina, fu adescata dal villaggio di Zaplavskaya nei boschi, per ucciderla le diede almeno quaranta coltellate, le sue ferite includevano mutilazioni degli occhi, che poi diventarono il suo biglietto da visita. Oltre un anno passò prima che il cadavere della ragazza venisse trovato nel luglio del 1983. Nel frattempo, Chikatilo fece altre tre vittime prima della fine dell’anno, incluso la sua prima vittima maschile, Oleg Podzhidaev, di nove anni. Il cadavere di Oleg non fu mai trovato, però sappiamo dalla confessione di Chikatilo che il bimbo fu castrato del suo organo. I suoi genitali furono portati via dal posto dell’omicidio, e questo diventò un’altra firma dei suoi delitti. Il fuggevole Shelter Belt Killer, così chiamato per la frequenza delle vittime che furono trovate squartate qua e là per i boschi, sulle linee ferroviarie, ecc. Cominciò a uccidere più freneticamente nel 1984, con quindici vittime trucidate fra gennaio e settembre. Mentre questi massacri erano in progressione, il 22 Febbraio del 1984, Chikatilo fu accusato di aver rubato un rotolo di tela cerata da luogo di lavoro. Sette mesi dopo, con quel caso ancora in sospeso, fu arrestato per comportamento indecente in pubblico, dopo che la polizia lo vide molestare alcune donne alla stazione dell’autobus a Rostov. Per quell’accusa fu imprigionato per quindici giorni, ma restò in prigione per tre mesi, mentre gli investigatori lo interrogarono incessantemente al riguardo degli omicidi di Shelter Belt. Siccome il suo tipo di sangue (A) non corrispondeva a quello dello sperma trovato sui cadaveri, non fu più sospettato, ma a dicembre del 1984, Chikatilo venne finalmente condannato per aver rubato la tela cerata. Fu condannato a un anno di galera, ma un giudice, che lo aveva preso in simpatia, gli diede un poco di credito, quindi Chikatilo fu liberato immediatamente. Il macabro gioco continuò, cadaveri apparivano in tutta Rostov e dintorni, altre vittime furono ritrovate persino a Tashkent. In quel periodo Chikatilo arrivò al culmine della sua follia. A un certo punto, un gruppo di uomini, tutti ritardati mentali, confessarono di aver commesso quegli omicidi e gli investigatori presero in considerazione queste testimonianze così contraddittorie, facendo guadagnare tempo a Chikatilo. Quando Andrei Chikatilo fu nuovamente arrestato, a Novocherassk, il 20 novembre del 1990, a sua volta finalmente confessò i suoi orribili crimini nei minimi dettagli, elencando un totale di cinquantadue vittime, portando la polizia nei luoghi degli omicidi dove ricostruì le scene dei crimini commessi con l’aiuto di manichini. Chikatilo ebbe, subito dopo questo periodo, un cambiamento di comportamento, passando da una freddezza calcolata, a una evidente follia mistica. Quando il processo per gli orribili omicidi commessi, fu aperto nel 1992, negò con forza le sue responsabilità ma le confessioni precedentemente registrate, gli impedirono di ritrattare. Fu condannato a morte dalla giuria, e venne giustiziato nella prigione di Mosca il 16 febbraio del 1994.

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